Salmi da 76 a 80

Salmo 76

Dio si è fatto conoscere in Giuda,
in Israele è grande il suo nome.

È in Salem la sua tenda,
in Sion la sua dimora.

Là spezzò le saette dell’arco,
lo scudo, la spada, la guerra.

Splendido tu sei,
magnifico su montagne di preda.

Furono spogliati i valorosi,
furono colti dal sonno,
nessun prode ritrovava la sua mano.

Dio di Giacobbe, alla tua minaccia
si paralizzano carri e cavalli.

Tu sei davvero terribile;
chi ti resiste quando si scatena la tua ira?

Dal cielo hai fatto udire la sentenza:
sbigottita tace la terra,

quando Dio si alza per giudicare,
per salvare tutti i poveri della terra.

Persino la collera dell’uomo ti dà gloria;
gli scampati dalla collera ti fanno festa.

Fate voti al Signore, vostro Dio, e adempiteli,
quanti lo circondano portino doni al Terribile,

a lui che toglie il respiro ai potenti,
che è terribile per i re della terra.

 

Salmo 77

La mia voce verso Dio: io grido aiuto!
La mia voce verso Dio, perché mi ascolti.

Nel giorno della mia angoscia io cerco il Signore,
nella notte le mie mani sono tese e non si stancano;
l’anima mia rifiuta di calmarsi.

Mi ricordo di Dio e gemo,
medito e viene meno il mio spirito.

Tu trattieni dal sonno i miei occhi,
sono turbato e incapace di parlare.

Ripenso ai giorni passati,
ricordo gli anni lontani.

Un canto nella notte mi ritorna nel cuore:
medito e il mio spirito si va interrogando.

Forse il Signore ci respingerà per sempre,
non sarà mai più benevolo con noi?

È forse cessato per sempre il suo amore,
è finita la sua promessa per sempre?

Può Dio aver dimenticato la pietà,
aver chiuso nell’ira la sua misericordia?

E ho detto: «Questo è il mio tormento:
è mutata la destra dell’Altissimo».

Ricordo i prodigi del Signore,
sì, ricordo le tue meraviglie di un tempo.

Vado considerando le tue opere,
medito tutte le tue prodezze.

O Dio, santa è la tua via;
quale dio è grande come il nostro Dio?

Tu sei il Dio che opera meraviglie,
manifesti la tua forza fra i popoli.

Hai riscattato il tuo popolo con il tuo braccio,
i figli di Giacobbe e di Giuseppe.

Ti videro le acque, o Dio,
ti videro le acque e ne furono sconvolte;
sussultarono anche gli abissi.

Le nubi rovesciavano acqua,
scoppiava il tuono nel cielo;
le tue saette guizzavano.

Il boato dei tuoi tuoni nel turbine,
le tue folgori rischiaravano il mondo;
tremava e si scuoteva la terra.

Sul mare la tua via,
i tuoi sentieri sulle grandi acque,
ma le tue orme non furono riconosciute.

Guidasti come un gregge il tuo popolo
per mano di Mosé e di Aronne.

 

Salmo 78

Ascolta, popolo mio, la mia legge,
porgi l’orecchio alle parole della mia bocca.

Aprirò la mia bocca con una parabola,
rievocherò gli enigmi dei tempi antichi.

Ciò che abbiamo udito e conosciuto
e i nostri padri ci hanno raccontato

non lo terremo nascosto ai nostri figli,
raccontando alla generazione futura

le azioni gloriose e potenti del Signore
e le meraviglie che egli ha compiuto.

Ha stabilito un insegnamento in Giacobbe,
ha posto una legge in Israele,

che ha comandato ai nostri padri
di far conoscere ai loro figli,

perché la conosca la generazione futura,
i figli che nasceranno.

Essi poi si alzeranno a raccontarlo ai loro figli,
perché ripongano in Dio la loro fiducia

e non dimentichino le opere di Dio,
ma custodiscano i suoi comandi.

Non siano come i loro padri,
generazione ribelle e ostinata,

generazione dal cuore incostante
e dallo spirito infedele a Dio.

I figli di Èfraim, arcieri valorosi,
voltarono le spalle nel giorno della battaglia.

Non osservarono l’alleanza di Dio
e si rifiutarono di camminare nella sua legge.

Dimenticarono le sue opere,
le meraviglie che aveva loro mostrato.

Cose meravigliose aveva fatto davanti ai loro padri
nel paese d’Egitto, nella regione di Tanis.

Divise il mare e li fece passare,
e fermò le acque come un argine.

Li guidò con una nube di giorno
e tutta la notte con un bagliore di fuoco.

Spaccò rocce nel deserto
e diede loro da bere come dal grande abisso.

Fece sgorgare ruscelli dalla rupe
e scorrere l’acqua a fiumi.

Eppure continuarono a peccare contro di lui,
a ribellarsi all’Altissimo in luoghi aridi.

Nel loro cuore tentarono Dio,
chiedendo cibo per la loro gola.

Parlarono contro Dio,
dicendo: «Sarà capace Dio
di preparare una tavola nel deserto?».

Certo! Egli percosse la rupe
e ne scaturì acqua e strariparono torrenti.

«Saprà dare anche pane
o procurare carne al suo popolo?».

Perciò il Signore udì e ne fu adirato;
un fuoco divampò contro Giacobbe

e la sua ira si levò contro Israele,
perché non ebbero fede in Dio
e non confidarono nella sua salvezza.

Diede ordine alle nubi dall’alto
e aprì le porte del cielo;

fece piovere su di loro la manna per cibo
e diede loro pane del cielo:

l’uomo mangiò il pane dei forti;
diede loro cibo in abbondanza.

Scatenò nel cielo il vento orientale,
con la sua forza fece soffiare il vento australe;

su di loro fece piovere carne come polvere
e uccelli come sabbia del mare,

li fece cadere in mezzo ai loro accampamenti,
tutt’intorno alle loro tende.

Mangiarono fino a saziarsi
ed egli appagò il loro desiderio.

Il loro desiderio non era ancora scomparso,
avevano ancora il cibo in bocca,

quando l’ira di Dio si levò contro di loro,
uccise i più robusti e abbatté i migliori d’Israele.

Con tutto questo, peccarono ancora
e non ebbero fede nelle sue meraviglie.

Allora consumò in un soffio i loro giorni
e i loro anni nel terrore.

Quando li uccideva, lo cercavano
e tornavano a rivolgersi a lui,

ricordavano che Dio è la loro roccia
e Dio, l’Altissimo, il loro redentore;

lo lusingavano con la loro bocca,
ma gli mentivano con la lingua:

il loro cuore non era costante verso di lui
e non erano fedeli alla sua alleanza.

Ma lui, misericordioso, perdonava la colpa,
invece di distruggere.

Molte volte trattenne la sua ira
e non scatenò il suo furore;

ricordava che essi sono di carne,
un soffio che va e non ritorna.

Quante volte si ribellarono a lui nel deserto,
lo rattristarono in quei luoghi solitari!

Ritornarono a tentare Dio,
a esasperare il Santo d’Israele.

Non si ricordarono più della sua mano,
del giorno in cui li aveva riscattati dall’oppressione,

quando operò in Egitto i suoi segni,
i suoi prodigi nella regione di Tanis.

Egli mutò in sangue i loro fiumi
e i loro ruscelli, perché non bevessero.

Mandò contro di loro tafani a divorarli
e rane a distruggerli.

Diede ai bruchi il loro raccolto,
alle locuste la loro fatica.

Devastò le loro vigne con la grandine,
i loro sicomòri con la brina.

Consegnò alla peste il loro bestiame,
ai fulmini le loro greggi.

Scatenò contro di loro l’ardore della sua ira,
la collera, lo sdegno, la tribolazione,
e inviò messaggeri di sventure.

Spianò la strada alla sua ira:
non li risparmiò dalla morte
e diede in preda alla peste la loro vita.

Colpì ogni primogenito in Egitto,
nelle tende di Cam la primizia del loro vigore.

Fece partire come pecore il suo popolo
e li condusse come greggi nel deserto.

Li guidò con sicurezza e non ebbero paura,
ma i loro nemici li sommerse il mare.

Li fece entrare nei confini del suo santuario,
questo monte che la sua destra si è acquistato.

Scacciò davanti a loro le genti
e sulla loro eredità gettò la sorte,

facendo abitare nelle loro tende
le tribù d’Israele.

Ma essi lo tentarono,
si ribellarono a Dio, l’Altissimo,
e non osservarono i suoi insegnamenti.

Deviarono e tradirono come i loro padri,
fallirono come un arco allentato.

Lo provocarono con le loro alture sacre
e con i loro idoli lo resero geloso.

Dio udì e s’infiammò,
e respinse duramente Israele.

Abbandonò la dimora di Silo,
la tenda che abitava tra gli uomini;

ridusse in schiavitù la sua forza,
il suo splendore in potere del nemico.

Diede il suo popolo in preda alla spada
e s’infiammò contro la sua eredità.

Il fuoco divorò i suoi giovani migliori,
le sue fanciulle non ebbero canti nuziali.

I suoi sacerdoti caddero di spada
e le loro vedove non fecero il lamento.

Ma poi il Signore si destò come da un sonno,
come un eroe assopito dal vino.

Colpì alle spalle i suoi avversari,
inflisse loro una vergogna eterna.

Rifiutò la tenda di Giuseppe,
non scelse la tribù di Èfraim,

ma scelse la tribù di Giuda,
il monte Sion che egli ama.

Costruì il suo tempio alto come il cielo,
e come la terra, fondata per sempre.

Egli scelse Davide suo servo
e lo prese dagli ovili delle pecore.

Lo allontanò dalle pecore madri
per farne il pastore di Giacobbe, suo popolo,
d’Israele, sua eredità.

Fu per loro un pastore dal cuore integro
e li guidò con mano intelligente.

 

Salmo 79

O Dio, nella tua eredità sono entrate le genti:
hanno profanato il tuo santo tempio,

hanno ridotto Gerusalemme in macerie.
Hanno abbandonato i cadaveri dei tuoi servi

in pasto agli uccelli del cielo,
la carne dei tuoi fedeli agli animali selvatici.

Hanno versato il loro sangue come acqua
intorno a Gerusalemme
e nessuno seppelliva.

Siamo divenuti il disprezzo dei nostri vicini,
lo scherno e la derisione di chi ci sta intorno.

Fino a quando sarai adirato, Signore: per sempre?
Arderà come fuoco la tua gelosia?

Riversa il tuo sdegno sulle genti che non ti riconoscono
e sui regni che non invocano il tuo nome,

perché hanno divorato Giacobbe,
hanno devastato la sua dimora.

Non imputare a noi le colpe dei nostri antenati:
presto ci venga incontro la tua misericordia,
perché siamo così poveri!

Aiutaci, o Dio, nostra salvezza,
per la gloria del tuo nome;

liberaci e perdona i nostri peccati
a motivo del tuo nome.

Perché le genti dovrebbero dire:
«Dov’è il loro Dio?».

Si conosca tra le genti, sotto i nostri occhi,
la vendetta per il sangue versato dei tuoi servi.

Giunga fino a te il gemito dei prigionieri;
con la grandezza del tuo braccio
salva i condannati a morte.

Fa’ ricadere sette volte sui nostri vicini, dentro di loro,
l’insulto con cui ti hanno insultato, Signore.

E noi, tuo popolo e gregge del tuo pascolo,
ti renderemo grazie per sempre;
di generazione in generazione narreremo la tua lode.

 

Salmo 80

Tu, pastore d’Israele, ascolta,
tu che guidi Giuseppe come un gregge.

Seduto sui cherubini, risplendi
davanti a Èfraim, Beniamino e Manasse.

Risveglia la tua potenza
e vieni a salvarci.

O Dio, fa’ che ritorniamo,
fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi.

Signore, Dio degli eserciti,
fino a quando fremerai di sdegno
contro le preghiere del tuo popolo?

Tu ci nutri con pane di lacrime,
ci fai bere lacrime in abbondanza.

Ci hai fatto motivo di contesa per i vicini
e i nostri nemici ridono di noi.

Dio degli eserciti, fa’ che ritorniamo,
fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi.

Hai sradicato una vite dall’Egitto,
hai scacciato le genti e l’hai trapiantata.

Le hai preparato il terreno,
hai affondato le sue radici
ed essa ha riempito la terra.

La sua ombra copriva le montagne
e i suoi rami i cedri più alti.

Ha esteso i suoi tralci fino al mare,
arrivavano al fiume i suoi germogli.

Perché hai aperto brecce nella sua cinta
e ne fa vendemmia ogni passante?

La devasta il cinghiale del bosco
e vi pascolano le bestie della campagna.

Dio degli eserciti, ritorna!

Guarda dal cielo e vedi
e visita questa vigna,

proteggi quello che la tua destra ha piantato,
il figlio dell’uomo che per te hai reso forte.

È stata data alle fiamme, è stata recisa:
essi periranno alla minaccia del tuo volto.

Sia la tua mano sull’uomo della tua destra,
sul figlio dell’uomo che per te hai reso forte.

Da te mai più ci allontaneremo,
facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome.

Signore, Dio degli eserciti, fa’ che ritorniamo,
fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi.