CAPITOLO 44
Ove si dice quanto sia necessario attraverso queste devozioni indirizzare a Dio la gioia e la forza della volontà.
1. Le persone di cui sto parlando devono sapere che quanto più importanza annettono a queste cose
e cerimonie, tanta minor fiducia hanno in Dio; così non otterranno mai da lui quanto desiderano.
Alcune pregano più per conseguire quanto vogliono loro che per onorare Dio. Senza dubbio sanno
che, se Dio vorrà, sicuramente concederà quella grazia che chiedono, altrimenti non la concederà;
tuttavia per l’attaccamento alla loro volontà e la gioia vana che mostrano in tutto questo,
moltiplicano troppo le preghiere per raggiungere il loro scopo. Forse sarebbe meglio se
indirizzassero tali preghiere a cose più importanti, come ad esempio una vera purezza della loro
coscienza, un impegno concreto per quanto riguarda la loro salvezza e la relativizzazione di tutto
ciò che non tende a questo scopo primario. In questo modo otterranno non solo quanto è più
importante per loro, ma sarà accordato anche tutto ciò che è utile. Pur senza chiederlo, otterranno
quanto domandano molto meglio e di più che se avessero impiegato tutta la loro devozione.
2. Ciò è quanto il Signore promette allorché afferma nel vangelo: Cercate prima il regno di Dio e la
sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta (Mt 6,33). Questo è il desiderio, questa
è la domanda che gli piace di più. Per ottenere le richieste che abbiamo nel nostro cuore non c’è
mezzo migliore che riporre la forza della nostra preghiera in quelle cose che piacciono di più a Dio;
in tal caso, infatti, ci concederà non solo ciò che chiediamo, cioè la salvezza, ma anche ciò che
secondo lui è utile e buono per noi, anche se non glielo chiediamo. Ciò è quanto fa chiaramente
capire Davide in un salmo, quando dice: Il Signore è vicino a quanto lo invocano con sincerità, che
chiedono cose elevatissime, come quelle della salvezza eterna; di essi dice subito dopo: Appaga il
desiderio di quelli che lo temono, ascolta il loro grido e li salva. Il Signore protegge quanti lo
amano (Sal 144,18-20). Quando Davide dice che Dio è vicino, vuol significare che egli tiene ad
esaudire i loro desideri e concedere anche ciò che essi non pensano di chiedere. Leggiamo nella
Scrittura che, avendo Salomone chiesto a Dio una cosa che gli era gradita, cioè la sapienza per
governare il suo popolo nella giustizia, Dio gli rispose: Poiché ti sta a cuore una cosa simile e
poiché non hai domandato né ricchezze né beni né gloria né la vita dei tuoi nemici e neppure una
lunga vita, ma hai domandato piuttosto saggezza e scienza per governare il mio popolo, su cui ti ho
costituito re, saggezza e scienza ti saranno concesse. Inoltre io ti darò ricchezze, beni e gloria,
quali non ebbero mai i re tuoi predecessori e non avranno mai i tuoi successori (2Cr 1,11-12). Dio
mantenne la promessa. Difatti stabilì la pace tra lui e i suoi nemici, obbligandoli a pagargli il tributo
e a non infastidirlo più. Un altro episodio simile lo troviamo nel libro della Genesi. Avendo Dio
promesso ad Abramo di moltiplicare la discendenza del figlio legittimo come le stelle del cielo,
come gli aveva chiesto, aggiunse: Moltiplicherò anche quella del figlio della schiava, perché è tuo
figlio (Gn 21,13).
3. Tutto questo spiega perché, quando preghiamo, dobbiamo indirizzare a Dio tutta l’energia e la
gioia della nostra volontà, senza andare in cerca di cerimonie nuove, non approvate né usate dalla
Chiesa cattolica. Si lasci al sacerdote celebrare la messa secondo il rito proprio della Chiesa del
luogo, perché da essa egli prende gli ordini e riceve i riti che deve seguire. Non si cerchi
d’introdurre nuovi riti, quasi che si sappia più dello Spirito Santo e della sua Chiesa. Se Dio non
esaudisce quando lo si prega in tutta semplicità, non si pensi che lo faccia davanti a tutte le nostre
invenzioni! Dio, infatti, è tale che chi lo prende con le buone e alla sua maniera, ottiene da lui tutto
ciò che vuole, ma se uno va a lui per interesse, allora è meglio che non gli parli nemmeno.
4. Quanto alle altre cerimonie riguardanti la preghiera o certe devozioni, non ci si attacchi a riti o
modi di pregare diversi da quelli che ci ha insegnato Cristo (cfr. Lc 11,1-2). È fuori dubbio che,
quando i discepoli chiesero al Signore che insegnasse loro a pregare, egli rivelò loro tutto quanto
occorreva perché fossero ascoltati dal Padre eterno, di cui conosceva molto bene la volontà. In
quell’occasione insegnò loro solo le sette domande del Padre nostro, che comprendono tutte le
nostre necessità spirituali e temporali, e non già tantissime altre preghiere e cerimonie. Anzi, in
un’altra circostanza, disse loro che, quando pregavano, non dovevano parlare molto, perché il Padreceleste sa molto bene ciò di cui hanno bisogno (Mt 6,7-8); soltanto raccomandò loro,
insistentemente, di perseverare nella preghiera, cioè nel Padre nostro, dicendo che è necessario
pregare sempre, senza stancarsi (Lc 18,1). Non insegnò molte formule di domanda, ma
raccomandò di ripetere spesso quelle sette, con fervore e attenzione; in esse, infatti, è racchiusa tutta
la volontà di Dio e ciò che conviene a noi. Per questo, quando nostro Signore si rivolse tre volte al
Padre eterno, sempre pregò con le stesse parole del Padre nostro, come osservano gli evangelisti:
Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!
(Mt 26,39). Quanto alle condizioni da seguire nella preghiera, si possono ridurre all’una o all’altra
di queste due seguenti: o isolarsi nel nascondimento della propria stanza, ove, lontani da ogni
rumore e senza render conto a nessuno, possiamo pregare con tutta la purezza del cuore, come il
Signore stesso ci raccomandò dicendo: Quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta,
prega il Padre tuo nel segreto (Mt 6,7); oppure rifugiarsi in luoghi solitari, come faceva lui, per
pregare nel tempo migliore e più silenzioso della notte (Lc 6,12). Non è quindi il caso di fissare
tempi precisi in giorni precisi, né stabilire alcuni giorni più che altri per le nostre devozioni. Non
dobbiamo neppure andare in cerca di formule, giochi di parole od orazioni diverse da quelle usati
dalla Chiesa e secondo il rito di cui essa si serve, perché tutte le preghiere si riducono a quelle
contenute nel Padre nostro.
5. Con questo non intendo condannare – anzi approvo – quei giorni che alcune persone stabiliscono
per fare le loro devozioni, come novene, digiuni o cose del genere. Ciò che condanno, invece, è
l’attaccamento a tale o tal altro esercizio di pietà o cerimonia determinata. A questo proposito si
noti ciò che fece Giuditta. Rimproverò gli abitanti di Betulia perché avevano stabilito a Dio un
tempo limitato entro cui si attendevano la sua misericordia, dicendo loro: Non pretendete di
impegnare i piani del Signore. No, fratelli, non vogliate irritare il Signore nostro Dio (Gdt 8,11-12).