CAPITOLO 43
Ove si parla dei mezzi, costituiti da una grande varietà di cerimonie, a cui molte persone ricorrono per pregare.
1. Le gioie inutili e lo spirito imperfetto di attaccamento che molti nutrono per le cose di cui ho
parlato, forse sono in parte tollerabili perché coltivati con una certa ingenuità. Quanto, invece, al
forte attaccamento che alcuni mostrano per molte cerimonie introdotte da gente poco illuminata e
priva della semplicità della fede, bisogna dire che esso è insopportabile. Lascio da parte, per ora, le
pratiche di pietà ridondanti di paroloni o termini che non significano nulla e altre cose non sacre che
persone ignoranti, grossolane e sospette sono solite mescolare alle loro preghiere. Qui non ne parlo
perché sono chiaramente cattive ed è peccato servirsene; addirittura, in molti casi nascondono un
patto occulto con il demonio. Così, anziché attirare la misericordia di Dio, suscitano la sua ira.
2. Qui voglio parlare solo di quelle pratiche che, pur essendo prive di ogni superstizione, vengono
oggi usate da molte persone dalla devozione indiscreta. Esse credono ciecamente all’efficacia delle
loro particolari devozioni e preghiere, sino a pensare che, se in esse manca qualcosa o non sono
eseguite alla perfezione, non valgono nulla e Dio non le gradisce. In realtà ripongono più fiducia
nelle loro pratiche e cerimonie che nella sostanza della preghiera, e ciò non senza irriverenza e
offesa per il Signore. Così, per esempio, pretendono che la messa venga celebrata con un certo
numero di candele, non di più né di meno; che il sacerdote la celebri in un modo ben preciso, a una
determinata ora, né prima né dopo, in quel dato giorno e non prima; che le preghiere e le stazioni
siano tante e tali e in giorni ben precisi e condotte con quelle specifiche cerimonie e non in altro
modo; che la persona che le compie abbia determinate doti e caratteristiche. E sono convinti che, se
manca qualcosa di quello che hanno deciso, non si fa nulla, e mille altre cose che si usano e si
vedono fare.
3. Ma ciò che è peggio e intollerabile, è che alcuni vogliono provare in sé qualche effetto di quelle
pratiche, veder realizzato ciò che chiedono, o sapere che lo scopo di quelle loro preghiere piene di
cerimonie venga raggiunto. Tutto ciò equivale a tentare Dio e a dispiacergli profondamente. Così,
spesso, Dio permette al demonio di trarre in inganno queste persone, di far loro sentire e conoscere
cose molto opposte al profitto della loro anima. Meritano questo trattamento per lo spirito di
attaccamento che mostrano nei riguardi delle loro pratiche di pietà: desiderano che si realizzi più
quello che pretendono loro che quello che vuole Dio. Poiché non ripongono tutta la loro fiducia in
Dio, non traggono mai alcun vantaggio da queste loro pratiche.